giovedì 7 maggio 2009

Notizie ufficiali sul terremoto sul sito INGV

ISTITUTO NAZIONALE DI GEOFISICA E VULCANOLOGIA
IL TERREMOTO DEL 13 DICEMBRE 1990
AUGUSTA

Nel 1990, questa località aveva 39.137 abitanti. La distribuzione dei danni ha evidenziato 3 zone di effetti cui furono attribuiti da De Rubeis et al. (1)
3 diversi gradi di intensità: il grado attribuito alla Borgata Nord è VIII; il grado d'intensità attribuito alla Borgata Sud è VII; il grado d'intensità attribuito alla Borgata Paradiso è VI-VII.
Questa attribuzione dei danni è sostanzialmente congruente con il quadro degli effetti emerso dal vaglio dei questionari macrosismici compiuto dalla camera territoriale della Protezione Civile (2).
Il terremoto causò danni rilevanti al 60% circa degli edifici in cemento armato di recente costruzione nel Rione Borgata, dove furono osservate significative rotazioni del primo e del secondo impalcato (3).
Danni leggermente meno gravi furono riscontrati nella cosiddetta "isola" del centro storico, caratterizzata da terreni più coerenti (4): una prima rilevazione dei danni al patrimonio artistico segnalò genericamente danni agli edifici del '700 (5). In un appartamento posto all'ottavo piano di un edificio del centro storico, furono osservate profonde rigature, lunghe fino a 90 centimetri, causate dalla forte vibrazione di un letto sul pavimento in parquet.
Oltre alla Borgata Nord, presentò gravi danni anche la zona delle case popolari.
La situazione nella zona industriale del complesso petrolchimico fu definita tranquillizzante.
Il terremoto causò la caduta di 12 bare dai loculi a muro del cimitero e danni ad alcuni loculi a colombaia e ad alcune lapidi (6). Furono riscontrati danni alla chiesa madre e ad altre due chiese; il palazzo comunale e la casa di cura "Villa Salus" furono chiusi a causa delle lesioni (7).
Non furono segnalati danni al pontile a mare (8). Le strutture portanti degli edifici resistettero generalmente bene, mentre in molti edifici fu rilevato il cedimento delle tamponature e dei rivestimenti. Solo in pochi casi furono rilevati danni strutturali rilevanti, quali lesioni di taglio nei pilastri della prima elevazione (9). Furono osservate lesioni da taglio e, in misura minore, da schiacciamento, nella maggior parte delle murature (10). Furono rilevati crolli parziali di edifici scadenti, soprattutto con muratura a sacco, in direzione di Brucoli e Villasmundo (11).
Un sopralluogo effettuato due giorni dopo il terremoto evidenziò che la scossa aveva danneggiato le strutture soprattutto nei primi piani, mentre ai piani alti ebbero danni prevalentemente le suppellettili. Nel centro storico, furono dichiarati parzialmente inagibili: gli edifici del Municipio, la sede dell'USL 27 e della medicina di base, l'autoparco comunale. Gli uffici della Pretura furono chiusi a scopo precauzionale, e circa in metà delle chiese furono riscontrate lesioni (12).
A tre giorni dalla scossa principale, fu riscontrato che il terremoto aveva danneggiato il 30% del patrimonio edilizio abitativo e il 50% di quello scolastico (13).
La replica del 16 dicembre causò la morte per infarto di un'anziana e ulteriori lesioni.
Il carcere, di costruzione recente e provvisto di strutture antisismiche, resistette bene (14).Gli edifici pubblici totalmente inagibili furono 22; gli edifici privati inabitabili furono 368. Le scuole danneggiate furono 19, delle quali 13 furono dichiarate inagibili: 9 scuole erano nel Rione Borgata; nel centro storico, furono danneggiate una scuola media e una scuola elementare. Resistettero invece le scuole medie "Todaro", di recente costruzione, e la scuola elementare di via delle Saline. Gli edifici della cittadella degli studi nella zona sud dell'area nel centro storico detta "isola" non ebbero danni (15).
Il terremoto causò il ferimento di circa 40 persone (16). Secondo un'altra fonte giornalistica, ad otto giorni dalla scossa principale vi furono 65 feriti (17). Rimasero senza tetto 300 famiglie, per un totale di 2.250 persone; la provincia di Siracusa dispose per questa località uno stanziamento di 1,3 miliardi (18). Ad otto giorni dalla scossa principale, i senzatetto erano saliti a 3.000 (19).
(1)
De Rubeis V., Gasparini C., Maramai A. e Anzidei A.Il terremoto siciliano del 13 dicembre 1990, in "Contributi allo studio del terremoto della Sicilia orienta le del 13 dicembre 1990", a cura di E.Boschi e A.Basili, pp.9-44.Roma 1993
(2)Appunti sugli effetti del terremoto del 13.12.1990, Camera territoriale della Protezione civile.Augusta 1991
(3)De Rubeis V., Gasparini C., Maramai A. e Anzidei A.Il terremoto siciliano del 13 dicembre 1990, in "Contributi allo studio del terremoto della Sicilia orientale del 13 dicembre 1990", a cura di E.Boschi e A.Basili, pp.9-44.Roma 1993
Appunti sugli effetti del terremoto del 13.12.1990, Camera territoriale della Protezione civile.Augusta 1991
(4)De Rubeis V., Gasparini C., Maramai A. e Anzidei A.Il terremoto siciliano del 13 dicembre 1990, in "Contributi allo studio del terremoto della Sicilia orientale del 13 dicembre 1990", a cura di E. Boschi e A. Basili, pp.9-44.Roma 1993
(5)Segnalazioni di danni al patrimonio Architettonico-Culturale causati dal terremoto del 13.12.1990, Istituto Nazionale di Geofisica (inedito).1991
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(6)ANSA, Notiziario italiano, 1990.12.13.Roma 1990
Appunti sugli effetti del terremoto del 13.12.1990, Camera territoriale della Protezione civile.Augusta 1991
(7)ANSA, Notiziario italiano, 1990.12.13.Roma 1990
(8)La Sicilia, 1990.12.13, a.46, n.341.Catania 1990
(9)Appunti sugli effetti del terremoto del 13.12.1990, Camera territoriale della Protezione civile.Augusta 1991
(10)Appunti sugli effetti del terremoto del 13.12.1990, Camera territoriale della Protezione civile.Augusta 1991
(11)Appunti sugli effetti del terremoto del 13.12.1990, Camera territoriale della Protezione civile.Augusta 1991
(12)La Sicilia, 1990.12.15, a.46, n.343.Catania 1990
(13)La Sicilia, 1990.12.16, a.46, n.344.Catania 1990
(14)La Sicilia, 1990.12.17, a.46, n.345.Catania 1990
(15)La Sicilia, 1990.12.18, a.46, n.346.Catania 1990
Secolo d'Italia, 1991.01.03.Roma 1991
(16)La Sicilia, 1990.12.15, a.46, n.343.Catania 1990
(17)La Sicilia, 1990.12.21, a.46, n.349.Catania 1990
(18)ANSA, Notiziario italiano, 1990.12.15.Roma 1990
(19)La Sicilia, 1990.12.21, a.46, n.349.Catania 1990
Effetti locali sull’ambiente - Augusta
In seguito al terremoto furono osservate fessure nell'asfalto nel piazzale Fontana, adiacente allo stadio, secondo una prevalente direzione N-S; nello stesso luogo fu osservata la risalita di fluidi probabilmente dovuta a processi di liquefazione dei materiali utilizzati per la bonifica delle antiche saline, mentre, all'interno dello stadio, si verificò l'affioramento di larghe chiazze di pirite attraverso la formazione di minuscoli vulcanetti (1). Alcuni marinai che si trovavano al largo percepirono un'onda anomala in concomitanza con il terremoto. Alcune persone che si trovavano all'aperto affermarono di aver osservato fenomeni luminosi e di aver percepito rombi sotterranei (2). La strada costiera in Contrada Granatello fu invasa dall'acqua del mare, che poco prima del terremoto si intorbidò e increspò in modo anomalo. Fu osservato inoltre un fungo d'acqua che si elevava per un'altezza non precisata dal mare (3).
(1)De Rubeis V., Gasparini C., Maramai A. e Anzidei A.Il terremoto siciliano del 13 dicembre 1990, in "Contributi allo st udio del terremoto della Sicilia orientale del 13 dicembre 1990", a cura di E.Boschi e A.Basili, pp.9-44.Roma 1993
Appunti sugli effetti del terremoto del 13.12.1990, Camera territoriale della Protezione civile.Augusta 1991
(2)De Rubeis V., Gasparini C., Maramai A. e Anzidei A.Il terremoto siciliano del 13 dicembre 1990, in "Contributi allo studio del terremoto della Sicilia orientale del 13 dicembre 1990", a cura di E.Boschi e A.Basili, pp.9-44.Roma 1993
(3)Appunti sugli effetti del terremoto del 13.12.1990, Camera territoriale della Protezione civile.Augusta 1991




TERREMOTO DEL 13 DICEMBRE 1990
state of earthquake's review (stato della revisione del terremoto)

Questo terremoto non è elencato nel Catalogo PFG (1985), per cui la ricerca è stata sviluppata "ex novo". Sono state utilizzate fonti sismologiche, bibliografia scientifica, fonti giornalistiche, fonti istituzionali.
È stato utilizzato lo studio monografico di De Rubeis et al. (1993) (1), pubblicato dall'Istituto Nazionale di Geofisica; tale studio è basato su un esame comparativo fra i risultati di un'indagine sul posto, che ha rilevato effetti in 45 comuni dell'area colpita, e le elaborazioni dei risultati di circa 2.000 risposte al questionario macrosismico dell'ING.La rete informativa dell'ING, sulla base della quale sono stati reperiti i dati per questo evento, è basata su un complesso questionario, che rileva gli effetti sismici sulle persone, gli oggetti e l'ambiente, costituito da 77 domande, delle quali 39 riguardano gli effetti sulle persone e sugli oggetti, 18 gli effetti sull'ambiente e 20 gli effetti sugli edifici (sud divisi in tre gruppi: costruzioni scadenti, medie, ottime). I risultati sintetici di tale questionario sono confluiti nel "Bollettino Macrosismico 1990" a cura di Gasparini e Vecchi (1993) (2), pubblicato dall'ING.
Le informazioni contenute in questo studio scientifico sono state integrate dalle informazioni contenute nello studio di Lo Giudice e Rasà (1990) (3), un'indagine macrosismica realizzata dall'Istituto Internazionale di Vulcanologia di Catania, che contiene una prima valutazione degli effetti sull'ambiente e propone una spiegazione dei diffusi crolli di edifici in molte località, e da un documento elaborato dalla Camera territoriale della Protezione civile (Appunti... 1991) (4), riguardante gli effetti ad Augusta.
La ricerca è stata integrata dal vaglio sistematico dei dispacci dell'ANSA e dal vaglio di alcune corrispondenze giornalistiche afferenti a 2 testate. I dispacci dell'agenzia ANSA dal 13 al 15 dicembre 1990 (5) contengono informazioni sintetiche e precise, sulle quali si sono basati i giornali per le loro prime corrispondenze. Sono stati inoltre utilizzati gli articoli pubblicati nel quotidiano "La Sicilia" fra il 13 e il 27 dicembre 1990 e un articolo pubblicato il 3 gennaio 1991 dal quotidiano "Secolo d'Italia". Gli articoli tratti dal quotidiano "La Sicilia" sono corrispondenze redatte da alcuni inviati che raccolsero le informazioni direttamente nei luoghi dove si ebbero i maggiori danni. Essendo la testata edita a Catania, sono state reperite informazioni molto dettagliate riguardo agli effetti in questa città. La corrispondenza giornalistica pubblicata nel "Secolo d'Italia" è stata utile ai fini di questa ricerca perché presenta i dati stilati dalla Protezione civile riguardanti i danni al patrimonio immobiliare e il numero dei senzatetto nelle tre province colpite dal terremoto. Sono stati inoltre presi in esame i contributi scientifici di: Boschi e Basili (1993) (6); Amato et al. (1995) (7); Dall'Aglio et al. (1995) (8); Di Bona et al. (1995) (9); Giardini et al. (1995) (10).Sono stati infine analizzati i provvedimenti legislativi adottati per la ricostruzione: è stato compiuto un vaglio della maggior parte della produzione legislativa riguardante questo evento, dai decreti legge presentati dal governo al dibattito parlamentare per la conversione in legge dei decreti, al testo finale della legge di conversione 3 luglio 1991, n.195 (Gazzetta ufficiale, n.303, 1990; n.154, 1991; Camera dei Deputati 1992; Senato della Repubblica 1992 (11).
(1)De Rubeis V., Gasparini C., Maramai A. e Anzidei A.Il terremoto siciliano del 13 dicembre 1990, in "Contributi allo studio del terremoto della Sicilia orientale del 13 dicembre 1990", a cura di E. Boschi e A. Basili, pp.9-44.Roma 1993
(2)Gasparini C. e Vecchi M. (a cura di)Bollettino macrosismico 1990, Istituto Nazionale di Geofisica.Roma 1991
(3)Lo Giudice E. e Rasà R.Indagine macrosismica sul terremoto ibleo del 13/12/1990: prime valutazioni, CNR-Istituto Internazionale di Vulcanologia di Catania (inedito).1990
(4)Appunti sugli effetti del terremoto del 13.12.1990, Camera territoriale della Protezione civile.Augusta 1991
(5)ANSA, Notiziario italiano, 1990.12.13.Roma 1990
ANSA, Notiziario italiano, 1990.12.14.Roma 1990
ANSA, Notiziario italiano, 1990.12.15.Roma 1990
(6)Boschi E. e Basili A. (a cura di)Contributi allo studio del terremoto della Sicilia orientale del 13 dicembre 1990.Roma 1993
(7)Amato A., Azzara R., Basili A., Chiarabba C., Cocco M., Di Bona M. e Selvaggi G.Main shock and aftershocks of the December 13, 1990, Eastern Sicily earthquake, in "Annali di Geofisica", vol.38, pp. 255-266.Roma 1995
(8)Dall'Aglio M., Quattrocchi F. e Tersigni S.Geochemical evolution of groundwater of the Iblean Foreland (Southeastern Sicily) after the December 13, 1990 earthquake (M=5.4), in "Annali di Geofisica", vol.38, pp.309-329.Roma 1995
(9)Di Bona M. Cocco M., Rovelli A., Berardi R. e Boschi E.Analysis of strong-motion data of the 1990 Eastern Sicily earthquake, in "Annali di Geofisica", vol.38, pp.283-300.Roma 1995
(10)Giardini D., Palombo B. e Pino N.A.Long-period modelling of MedNet waveforms for the December 13, 1990 Eastern Sicily earthquake, in "Annali di Geofisica", vol.38, pp.267-282.Roma 1995
(11)Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana, a.131, n.303 (31 dicembre 1990), Decreto-legge 29 dicembre 1990, n.414, Provvedimenti in favore delle popolazioni delle province di Siracusa, Catania e Ragusa colpite dal terremoto nel dicembre 1990 ed altre disposizioni in favore delle zone colpite da eccezionali avversità atmosferiche nell'autunno 1990.Roma 1990
Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana, a.132, n.154 (3 luglio 1991), Legge 3 luglio 1991, n.195, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 maggio 1991, n.142, recante provvedimenti in favore delle popolazioni delle province di Siracusa, Catania e Ragusa colpite dal terremoto nel dicembre 1990 ed altre disposizioni in favore delle zone danneggiate da eccezionali avversità atmosferiche dal giugno 1990 al gennaio 1991.Roma 1991
Camera dei Deputati, Legislatura X, Atti Parlamentari, Disegni di legge - Relazioni - Documenti, vol.204, n.5638, Disegno di legge presentato dal Presidente del Consiglio dei Ministri (Andreotti) e dal Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile (Capria) di concerto col Ministro dell'Interno (Scotti) col Ministro del Bilancio e della Programmazione Economica (Cirino Pomicino) col Ministro delle Finanze (Formica) col Ministro del Tesoro (Carli) col Ministro dei Lavori Pubblici (Prandini) col Ministro dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato (Bodrato) col Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale (Donat-Cattin) col Ministro per i Beni Culturali e Ambientali "ad interim" (Andreotti) col Ministro del Turismo e dello Spettacolo (Tognoli) e col Ministro dell'Ambiente (Ruffolo), Conversione in legge del decreto-legge 3 maggio 1991, n.142, recante provvedimenti in favore delle popolazioni delle province di Siracusa, Catania e Ragusa colpite dal terremoto nel dicembre 1990 ed altre disposizioni in favore delle zone danneggiate da eccezionali avversità atmosferiche dal giugno 1990 al gennaio 1991.Roma 1992
Camera dei Deputati, Legislatura X, Atti Parlamentari dell'Assemblea, Discussioni, vol.81, Seduta dell'11 giugno 1991, Discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 3 maggio 1991, n.142, recante provvedimenti in favore delle popolazioni delle province di Siracusa, Catania e Ragusa colpite dal terremoto nel dicembre 1990 ed altre disposizioni in favore delle zone danneggiate da eccezionali avversità atmosferiche dal giugno 1990 al gennaio 1991 (5638).Roma 1992
Senato della Repubblica, Legislatura X, Atti Interni, Disegni di legge e relazioni, vol.106, n.2588, Disegno di legge presentato dal Presidente del Consiglio dei Ministri (Andreotti) e dal Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile (Lattanzio) di concerto col Ministro dell'Interno (Scotti) col Ministro del Bilancio e della Programmazione Economica (Cirino Pomicino) col Ministro delle Finanze (Formica) col Ministro del Tesoro (Carli) col Ministro dei Lavori Pubblici (Prandini) col Ministro dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato (Battaglia) col Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale (Donat-Cattin) col Minist ro per i Beni Culturali e Ambientali (Facchiano) e col Ministro del Turismo e dello Spettacolo (Tognoli) comunicato alla Presidenza il 31 dicembre 1990, Conversione in legge del decreto-legge 29 dicembre 1990, n.414, recante provvedimenti in favore delle popolazioni delle province di Siracusa, Catania e Ragusa colpite dal terremoto nel dicembre 1990 ed altre disposizioni in favore delle zone colpite da eccezionali avversità atmosferiche nell'autunno 1990.Roma 1992




earthquake of 13 December 1990
effects in the social context (effetti nel contesto sociale)

Alcuni crolli parziali e totali causarono la morte di 12 persone a Carlentini e il ferimento di circa 300 in varie località. Inoltre, morirono 6 persone per lo spavento.Secondo quanto riferito dal presidente del Consiglio alla Camera dei Deputati il 3 maggio 1991, i senzatetto furono 14.834.
Questo dato indica una maggiore gravità dell'evento rispetto ai dati forniti in gennaio dalla Protezione civile, secondo i quali, nelle province colpite dal terremoto, Catania, Siracusa e Ragusa, i senzatetto sarebbero stati complessivamente 13.390. Già questo dato differiva sostanzialmente dalle prime stime, secondo le quali i senzatetto sarebbero stati 4.720, così ripartiti: 2.250 ad Augusta (48%); 1.200 a Carlentini (25%); 600 a Melilli (13%); 200 a Francofonte (4%); 170 a Siracusa (3,6%); 150 a Lentini (3,2%); 150 a Noto (3,2%). Anche la stima dei senzatetto fornita dal quotidiano "La Sicilia" fu inferiore al dato definitivo: secondo tale testata, in fatti, i senzatetto sarebbero stati 10.026 in provincia di Siracusa, 762 in provincia di Catania e 18 in provincia di Ragusa.
Subito dopo il terremoto furono mobilitati nelle province di Catania e di Siracusa 300 vigili del fuoco dotati di 40 automezzi. Una tendopoli capace di ospitare fino a 500 persone fu allestita nel campo sportivo di Carlentini. Fu disposto l'invio nel Siracusano di due autocolonne militari e di un centinaio di automezzi con tende per 1400 persone. Furono in totale impiegati 500 uomini e 130 automezzi, più altri 200, addetti al montaggio dei prefabbricati, partiti dal centro della protezione civile di Buonfornello.Furono allertati 1.500 militari dell'unità di pronto impiego e una decina di elicotteri per unità sanitarie. Furono inoltre inviati volontari della Croce Rossa. Dal centro della protezione civile di Buonfornello furono inviati, con 45 automezzi militari, prefabbricati per una superficie coperta complessiva di 2.000 mq. A Lentini furono inviate 150 roulottes, ma dalla sola Carlentini giunsero oltre 1.500 richieste di alloggio. Altri 500 posti letto in tendopoli furono predisposti per l'eventuale montaggio a 3 km. da Catania. Erano stati inviati nelle zone colpite: 250 automezzi di vario tipo, 20 ambulanze, 20 fotoelettriche, 15 macchine operative.
Il ritardo nei soccorsi (circa 3 ore) fu causato principalmente dal fatto che le linee telefoniche erano saltate. In una riunione fra il presidente della Regione Sicilia e i sindaci dei paesi colpiti, avvenuta a due giorni dal terremoto, fu sottolineato che le richieste di aiuti pervenute immediatamente dopo la scossa erano state in gran parte eccessive. Ciò, secondo i sindaci, era indice di una disorganizzazione nella gestione dell'emergenza, di cui sarebbero stati responsabili i sindaci stessi. Fu inoltre evidenziato che i piani di emergenza, da tempo approntati dalla Protezione civile, non erano stati mai completamente diffusi tra la popolazione. Secondo l'opinione riportata dalla stampa, nonostante l'esercito fosse pronto per inviare tende e reparti specializzati, la Protezione civile non sfruttò tempestivamente tale disponibilità. Inoltre, i senzatetto preferirono cercare rifugio nei prefabbricati e nelle scuole riscaldate, lasciando inutilizzate le tende. Il presidente della Commissione Grandi Rischi sottolineò l'importanza della programmazione di strutture adeguate alle emergenze sismiche e la necessità di investimenti preventivi, sia per ridurre la vulnerabilità, specialmente nelle aree a grande densità abitativa, sia per ridurre i costi economici e umani che tali emergenze comportano. Il prefetto Alvaro Gomez y Paloma fu nominato commissario straordinario per coordinare i soccorsi.Dopo la scossa principale, la linea ferroviaria Alcantara-Randazzo fu bloccata dalle ore 3 alle 10:15 locali a causa di lesioni ai pilastri di alcuni ponti. Fu inoltre chiuso il tratto Taormina-Giarre dalle ore 4 alle 6:20 locali per consentire un sopralluogo sui binari. Il collegamento ferroviario fra Augusta e Agnone Bagni fu interrotto dopo la scossa del 13 dicembre e ripristinato il giorno dopo.
Il caso di Carlentini presentò alcune difficoltà di gestione: al momento del terremoto questa località era amministrata da un commissario regionale da appena 20 giorni. A 5 giorni dalla scossa principale fu chiesta al governo la dichiarazione di calamità naturale, richiesta che fu respinta, in quanto la nuova legge sulla protezione civile conferiva già pieni poteri operativi al commissario straordinario. Questo rifiuto suscitò malcontento e proteste da parte delle popolazioni colpite. La Pretura di Siracusa aprì un'inchiesta su alcuni crolli sospetti di abitazioni nuove in varie zone della provincia, per appurare che non vi fossero stati interventi dolosi compiuti al fine di accedere ai finanziamenti per la ricostruzione.Il governo regionale siciliano stanziò 500 milioni per Carlentini; altri 1.700 milioni furono attinti dal capitolo per le spese impreviste. La provincia di Siracusa stanziò 7 miliardi. Un gruppo di senatori siciliani propose un emendamento alla legge finanziaria, chiedendo uno stanziamento di 100 miliardi per i primi interventi. La Comunità Economica Europea mise a disposizione un fondo in ECU pari a 2 miliardi e 300 milioni di lire.
La legge 3 luglio 1991, n.195, che convertiva un decreto emanato il 29 dicembre 1990 e reiterato due volte prima della conversione, stanziò 150 miliardi di lire a titolo d'integrazione del fondo della Protezione civile. Grazie a tale rifinanziamento la Protezione civile poté sostenere, fra l'altro, le spese necessarie agli interventi d'emergenza nelle province di Siracusa, Catania e Ragusa. Con la stessa legge furono stanziati 30 miliardi, per l'avvio di un programma di adeguamento antisismico degli edifici pubblici della Sicilia orientale definiti "strategici", e 20 miliardi, per la realizzazione di un sistema di sorveglianza sismica estesa alla Sicilia orientale, nonché un sistema di ricerca sui precursori dei terremoti e delle eruzioni e di sorveglianza sui vulcani attivi in Sicilia.
Con la stessa legge fu assicurata alle popolazioni residenti nei comuni siracusani di Augusta, Carlentini, Francofonte, Lentini, Melilli e Noto e nei comuni catanesi di Militello in Val di Catania e Scordia, la proroga per duecento giorni dei mutui bancari e ipotecari pubblici e privati, dei vaglia cambiari, delle cambiali e di ogni altro titolo di credito, nonché la sospensione per diciotto mesi di ogni provvedimento di rilascio immobiliare. Secondo quanto riferito dal presidente del Consiglio alla Camera dei Deputati il 4 maggio 1991, il Dipartimento della Protezione civile attivò interventi per una somma totale superiore a 161 miliardi di lire: questa somma fu prevalentemente utilizzata per assicurare un alloggio provvisorio ai 14.834 senzatetto.




earthquake of 13 December 1990
elements of the local buildings (elementi degli edifici locali )
A Carlentini morirono 12 persone sotto le macerie delle loro abitazioni, e vi furono circa 200 feriti. Il motivo di un così tragico bilancio è attribuibile alla qualità degli edifici crollati: i mattoni erano di tufo e non vi erano pilastri (1).
(1)La Sicilia, 1990.12.14, a.46, n.342.Catania 1990



earthquake of 13 December 1990
social and economic effects (effetti sociali ed economici)

A causa del panico suscitato dalla scossa del 16 dicembre, nel carcere di Siracusa scoppiò una rivolta dei detenuti. In seguito alla confusione due reclusi evasero (1). Il carcere era considerato inadeguato già prima del terremoto. A Lentini furono danneggiati i magazzini e i capannoni adibiti allo stoccaggio e alla lavorazione delle arance: ciò creò grande preoccupazione per il futuro dell'economia di questa località, strettamente legata alla coltivazione e al commercio degli agrumi. In seguito alla scossa principale ad Augusta si ebbe l'interruzione dell'erogazione di energia elettrica nel complesso petrolchimico. Fu organizzato un incontro fra presidente della regione, direttore generale del ministero per l'ambiente e i responsabili dell'area industriale per una puntuale applicazione di tutte le regole di sicurezza negli impianti, per ridurre lo stoccaggio di prodotti tossici, per esaminare la criticità delle infrastrutture esterne (nodi stradali, vie di fuga, presidi sanitari, etc.) e per garantire la continuità dell'erogazione di energia elettrica (2). L'attività riprese normalmente cinque giorni dopo.
(1)La Sicilia, 1990.12.17, a.46, n.345.Catania 1990
(2)La Sicilia, 1990.12.18, a.46, n.346.Catania 1990



earthquake of 13 December 1990
institutional and administrative response
(risposta istituzionale ed amministrativa)
La provincia di Siracusa stanziò 7 miliardi, ripartiti come segue: Carlentini: 1,3 miliardi; Augusta: 1,3 miliardi; Siracusa: 1 miliardo; Noto: 900 milioni; Melilli e Lentini: 400 milioni ciascuna; Avola: 300 milioni; Francofonte: 200 milioni; Rosolini e Priolo: 150 milioni ciascuna; Pachino: 160 milioni; Sortino, Ferla, Floridia, Palazzolo, Solarino: 100; Canicattini Bagni: 80 milioni; Buscemi e Buccheri: 50 milioni ciascuna; Portopalo e Cassaro: 30 milioni ciascuna.


earthquake of 13 December 1990
major earthquake effects (maggiori effetti del terremoto)

La scossa principale avvenne il 13 dicembre 1990 alle ore 0:24 GMT; seguirono numerose repliche, la più forte delle quali avvenne il 16 dicembre alle ore 13:50 GMT.La scossa del 13 dicembre delle ore 0:24 GMT interessò circa 250 località situate in provincia di Siracusa e di Catania e fu risentita anche in alcune località situate in provincia di Reggio di Calabria. I paesi più colpiti furono erano tutti situati o sulla costa o nell'immediato entroterra jonico: si tratta di Carlentini, Augusta, Lentini, Melilli, Militello in Val di Catania, Priolo Gargallo. Furono riscontrati danni leggeri anche a Mineo, Scordia, Palagonia, Siracusa. Subirono alcuni leggeri danni anche Caltagirone, Catania e Noto. Furono dichiarati inagibili 6.830 edifici privati, 220 edifici pubblici e 54 scuole, per un numero complessivo di 7.104 edifici.
Nelle località più gravemente colpite furono rilevate gravissime carenze edilizie e altrettanto gravi negligenze nella valutazione delle caratteristiche dei terreni di fondazione. Fu osservato che le strutture di molti edifici erano fatiscenti e prive di manutenzione (anche di quella ordinaria), che, soprattutto nel centro storico di Catania, molti edifici erano stati ristrutturati al loro interno senza tener conto di criteri statici e antisismici. Quanto ai terreni di fondazione, fu rilevato che le caratteristiche di molti di questi avevano esaltato gli effetti del terremoto, che i sistemi di fondazione erano stati spesso scelti senza tenere conto dei terreni di imposta.Ad Augusta, furono rilevati danni gravi nelle nuove strutture edilizie in cemento armato del Rione "Borgata", edificato sui terreni prosciugati di vecchie saline; danni più lievi furono riscontrati nella cosiddetta "isola", caratterizzata da terreni più coerenti. Gli edifici pubblici totalmente inagibili furono 22; gli edifici privati inabitabili furono 368. Le scuole danneggiate furono 19, delle quali 13 furono dichiarate inagibili. A tre giorni dalla scossa principale, fu riscontrato che ad Augusta era stato danneggiato il 30% del patrimonio edilizio abitativo e il 50% di quello scolastico. A Carlentini furono complessivamente danneggiati 1.595 edifici: 16 edifici pubblici, 4 scuole e 1.575 edifici privati; i danni più gravi furono riscontrati nelle aree in pendio, a nord e a sud dell'abitato.
A Lentini la sede della caserma dei Carabinieri fu giudicata inagibile; furono riscontrati danni alla stazione ferroviaria, ai magazzini e ai capannoni adibiti allo stoccaggio e alla lavorazione degli agrumi. Le abitazioni danneggiate nella "Zona 167" erano abitate da 36 famiglie; vi furono oltre 200 ordinanze di sgombero. Secondo una perizia effettuata all'inizio di gennaio dalla Protezione civile furono complessivamente danneggiati 579 edifici: 15 edifici pubblici, 550 edifici privati e 14 scuole. A Melilli il terremoto rese inagibili le scuole, il Municipio, alcuni edifici comunali, metà della caserma dei Carabinieri, il convento dei frati Cappuccini, le chiese barocche; il centro storico fu chiuso.
A Militello in Val di Catania il terremoto causò danni soltanto negli edifici più vecchi del centro storico. Le case inabitabili furono 80. L'ala settentrionale del Municipio fu dichiarata inagibile. Su 20 chiese, 7 furono giudicate inagibili: la chiesa di S.Nicola, fatta eccezione del transetto; la Madonna della Stella (totalmente inagibile); S. Sebastiano; S. Giovanni; S. Agata; S. Francesco di Paola e la chiesa dell'ex convento dei Cappuccini. La facciata della chiesa del Circolo fu giudicata pericolante; i resti del convento di S. Leonardo furono giudicati da demolire. Nei quartieri bassi, furono seriamente danneggiati Palazzo Maiorana, la torre del castello Barresi, Palazzo dei Re Burdone e Palazzo Niceforo.
In numerose località subirono gravi danni le strutture architettoniche delle chiese. In larga parte della Sicilia sud-orientale, in particolare a Catania e a Noto, sono presenti edifici ecclesiastici di tipologia barocca, ricca di elementi decorativi non strutturali come stucchi, cornicioni sporgenti, balconi, elementi d'angolo, etc.: tali elementi fragili e dalla stabilità assai critica rivelarono una grande vulnerabilità.
La replica del 16 dicembre delle ore 13:50 GMT, localizzata approssimativamente nella stessa area della scossa principale, aggravò i danni causati dalla scossa del giorno 13: furono rilevati crolli di cornicioni, crolli in abitazioni già danneggiate dalla scossa principale, lesioni.



earthquake of 13 December 1990
effects on the environment (effetti sull'ambiente)

Fu osservata la riattivazione di una frana a Palagonia; a Brucoli e ad Ispica furono rilevati alcuni piccoli movimenti franosi e sporadiche cadute di massi. Ad Augusta si aprirono fessure nell'asfalto e furono rilevati fenomeni di liquefazione nel terreno e di affioramento di larghe chiazze di pirite attraverso minuscoli vulcanetti.

(un modesto tsunami)
Al largo di Augusta fu osservata un'anomalia nel moto ondoso del mare e l'elevazione di un fungo d'acqua. Una strada costiera della contrada Granatello fu invasa dall'acqua.
Al largo di Agnone furono osservate frane sottomarine di rilevanti proporzioni, e fu rilevato il cambiamento del fondale sottomarino. Verosimilmente subì un cambiamento del fondale sottomarino anche il tratto di piattaforma continentale prospiciente Brucoli, nel cui canale fu osservata la riattivazione di una sorgente di acqua sulfurea da decenni inattiva
. Al largo di Catania furono rilevate frane sottomarine di piccole proporzioni.

(ad Augusta si è notato uno sprofondamento del litorale di circa 80 centimetri.
Il fenomeno è stato “scoperto” dopo alcuni anni dal sottoscritto Prisutto Palmiro – autore di questo sito- e documentato anche fotograficamente. È stato segnalato agli organi competenti INGV e Marina Militare di Augusta) senza che questi l’abbiano ufficializzato.


earthquake of 13 December 1990
sequence of the earthquake (sequenza del terremoto)

La scossa principale avvenne il 13 dicembre 1990 alle ore 0:24 GMT. Essa fu seguita da una replica di minore entità alle ore 0:33 GMT e, nei giorni seguenti, da altre due repliche: la prima, leggera, fu registrata il 15 dicembre alle ore 2:34 GMT; la seconda, di forte intensità, avvenne il 16 dicembre alle ore 13:50 GMT. Dopo queste repliche, l'attività sismica diminuì progressivamente, anche a livello strumentale, nel corso di pochi giorni.

martedì 5 maggio 2009


ITALIANI COME GLI ALTRI


La Sicilia del 13 febbraio 1998 riportava le dichiarazioni dell'Ing. Capo del Genio Civile di Siracusa l'ing. Martella, il quale asseriva che la ricostruzione della Chiesa di Brucoli non era partita a causa di un «disguido» benchè questo "disguido" fosse stato scoperto solo appena quattro anni dopo il terremoto e ne siano trascorsi quasi altri quattro dopo la sua scoperta:circa otto anni in totale.
La risoluzione di tale disguido si è potuta ottenere anche grazie al fatto che da Brucoli è partita una protesta durata oltre due anni e che ha costretto perfino il Presidente della Repubblica a "scendere" in Sicilia.
Se tale "disguido" avesse riguardato solo la chiesa di Brucoli, avrei potuto anche crederci, ma, purtroppo, non si tratta solo di quella.
Nello stesso articolo de La Sicilia del 13 febbraio scorso i due "massimi" esponenti del Genio Civile e della Sovrintendenza di Siracusa hanno dichiarato che per la ricostruzione delle altre chiese tutto è fermo agli inizi e ci vorranno "tempi biblici" per venirne fuori.
L'odissea della ricostruzione della Chiesa di Brucoli, nell'infido mare della burocrazia regionale e nazionale è solo virtualmente conclusa, anche se bisognerà ancora attraversare il pantano e le sabbie mobili dell'iter progettuale con relativi acquisizioni di pareri, visti di conformità, ecc. ecc.
Il più grosso ostacolo a mio parere è contenuto nella dichiarazione dell'ex Assessore alla Presidenza della Regione che affermava il mancato arrivo dei fondi per la ricostruzione da Roma.
Credo che dovrebbe essere doverosa la risposta di chi istituzionalmente è preposto a darla:
Se per finanziare la ricostruzione post terremoto della Sicilia Orientale con la legge 433/91 3.870 miliardi furono stanziati in sei anni - diventati nove per via delle tante leggi finanziarie nel frattempo sopravvenute - come mai lo stesso Stato Italiano ha trovato in meno di quattro mesi 4.000 miliardi da stanziare in soli quattro anni per la ricostruzione delle zone terremotate dell'Umbria e delle Marche? Si stanno illudendo anche i terremotati del centro Italia?
Se dovessero dire a noi Siciliani che non ci sono soldi per l'intera e definitiva ricostruzione (soldi che già avrebbero dovuto esserci), appare sempre più chiara la perversa volontà di chi, già qualche ora dopo il terremoto del 1990, si era affrettato a minimizzare quanto accaduto in Sicilia il 13 e 16 dicembre 1990 e a nascondere quanto realmente accaduto.
Pertanto, al fine di ESSERE ITALIANI COME GLI ALTRI, nel caso fosse necessario, lo Stato Italiano, inventi altre lotterie, apra e pubblicizzi altri conti correnti in favore dei Siciliani, indica gare e partite di solidarietà o, almeno, ci restituisca qualche "briciola" di quegli oltre VENTIMILA MILIARDI che dal porto di Augusta ogni anno prendono il volo per Roma e Milano.
Non credo che lo Stato abbia dimenticato che la legge 433/91 fu ottenuta solo dopo il blocco del porto di Augusta.
Brucoli, 16 febbraio 1998
Sac. Prisutto Palmiro



PARROCCHIA S. NICOLA
96010 BRUCOLI (SR)
TEL & FAX : 0931.981313


Egregio Direttore de La Sicilia,


ho letto stamattina sul suo giornale le dichiarazioni dell'Ing. Martella del Genio Civile di Siracusa, il quale sostiene che a causa di un «disguido» la ricostruzione della chiesa di Brucoli non è partita, benchè questo "disguido" duri ormai da otto anni.
Se tale "disguido" riguardasse solo per la chiesa di Brucoli potrei anche crederci, ma, purtroppo, non si tratta solo di quella.
Ecco che cosa penso di certi "disguidi":

C'era una volta un territorio bellissimo,
su una vasta area archeologica.
Un giorno per un "disguido" dell'autorità competente
su quel territorio cominciarono a sorgere tanti stabilimenti.
Per un "disguido" si dimenticarono di mettere i depuratori.
Passarono da queste parti Ministri, Deputati e personaggi importanti,

ma per un "disguido", dovuto alla fretta (di scappare) non si accorsero di nulla.
Su questa terra per un "disguido" della Natura,

forti terremoti si succedevano con una ciclicità impressionante,

ma per un «"disguido" burocratico» fu stabilito che qui

i terremoti dovevano risultare "più piccoli".
Anche nel 1990 ci fu un terremoto, con morti, feriti e senzatetto,

ma per un "disguido" l'informazione nazionale non se ne accorse.
Sempre per un "disguido" lo Stato si dimenticò di dichiarare lo "stato di calamità naturale".
Un altro "disguido" sbattè per otto anni nell'inferno dei conteiner i terremotati.
Per un altro "disguido" lo Stato si dimenticò di essi.
Ma per uno strano "disguido" qualcuno (il sottoscritto) notò i tanti "disguidi".
Si cercò, facendo credere che si trattasse di un "disguido", di non accorgersi del sottoscritto.
Poi il sottoscritto si accorse del "vero disguido":
Lo Stato, qui, non c'era mai stato!
E non mi sono affatto stupito, se, per l'ennesimo per "disguido"

altri hanno già ottenuto quello che io (ed altri) aspettiamo da otto anni.
Pensavo di essere nato in un Paese dalle grandi tradizioni di giustizia e civiltà, invece per un "disguido" sono nato ..... in .... Italia.

E questo è l'unico "disguido" che non mi riesce proprio di mandar giù.
Distinti saluti.
Brucoli, 13 febbraio 1998
Sac. Prisutto Palmiro

Giornale di Sicilia
16 ottobre 1998


Don Palmiro Prisutto torna a «tuonare» per i forti ritardi nella ricostruzione post-terremoto. La Chiesa di San Nicola rimane ingabbiata nonostante l'edificio sia stato inserito fra le priorità.
Il sacerdote non risparmia critiche anche al Genio civile che si è detto incompetente sulle richieste della Curia per il santuario di Adonai

Il parroco di Brucoli alla Regione:
lotta impari contro la burocrazia

AUGUSTA. (pl) «L'Italia delle catastrofi spreme la protezione civile, e di questo passo finirà che i soldi per il terremoto del 90 saranno spesi altrove». A parlare è don Palmiro Prisutto, il parroco di Augusta protagonista di una lunga serie di proteste, alcune anche eclatanti, atte a sollecitare la ricostruzione post terremoto. Proteste che purtroppo non è che abbiano sortito grandi effetti. E lo dimostra la stessa chiesa di don Palmiro, la parrocchia di San Nicola, a Brucoli. Una chiesa solo da un anno riaperta al culto ma ancora ingabbiata da transenne e tubi innocenti, in attesa di un recupero che tarda ad arrivare. E questo nonostante la ricostruzione dell'edificio religioso sia stata inserita tra le priorità uno del piano di ricostruzione, inserimento ottenuto dallo stesso parroco sempre grazie alle sue battaglie.
«Una piccolissima consolazione - dice Don Prisutto - che purtroppo non ha ancora reso possibile l'avvio dei lavori di recupero della chiesa. Tutta colpa della Regione che prima ha aspettato anni per firmare i disciplinari d'incarico ai progettisti per la ricostruzione ed adesso ritarda il via libera alla stessa progettazione».
Per i lavori di recupero ed adeguamento della chiesa di San Nicola era stato indicato un finanziamento di 750 milioni. Ma col trascorrere degli anni i soldi rischiano di essere totalmente insufficienti.

Don Prisutto chiama in causa quindi le lungaggini burocratiche della Regione, ma attacca anche il genio civile dopo che questo ha scaricato sulla Regione le competenze su una serie di indagini che la Curia avrebbe voluto avviare ai fini della progettazione del recupero del Santuario Adonai.
« Un santuario i cui interventi sono previsti solo in priorità due - dice il parroco di San Nicola - figuriamoci quindi se e quando in quest'edificio potrà essere aperto un cantiere. La Curia voleva accorciare i tempi al fine di avere un piano per la salvaguardia almeno dell'esistente. Invece niente. Il recupero del Santuario rientra nella legge per la ricostruzione e quindi si deve attendere».
È stato anche evidenziato che per il Santuario si volevano trovare fonti diverse di finanziamento, ma con il no del genio civile alle indagini tutto resta fermo. «Il problema – dice don Prisutto - è che il terremotato vero sono io, ed anche gli abitanti di Brucoli, non certo i funzionari della Regione».
P.L.

domenica 3 maggio 2009

DICHIARAZIONE DI BARBERI: ALLARME O ALLARMISMO

ALLARME O ALLARMISMO?
Priolo e Catania, qui è previsto un terremoto distruttivo
Un'altra tragedia annunciata?

Tanto per cominciare: di noi si dice questo:

(essepì) Abruzzo, tragedia annunciata? La 7 ha avuto l’audacia di porsi l’interrogativo nel corso di un programma condotto da Ilaria D’Amico. Un’enclave aperta a pochi intimi in un panorama dell’informazione che privilegia la celebrazione del soccorso, la forza d’animo, lo sprezzo del pericolo, l’abnegazione e l’accorta governance del dopo sisma.

Non c’è spazio per altro. Ma la domanda che Ilaria D’Amico ha posto a uomini politici ed esperti, un senso ce l’ha e come. Il Vice Presidente della Commissione nazionale grandi rischi, il professore Gian Michele Calvi, ha previsto che dei pericoli del terremoto si parlerà per altri sei giorni e tutto tornerà come prima, perché sulla prevenzione i governi non sembrano sentirci. E poi ha detto una cosa terrificante. I problemi oggi non sono solo la ricostruzione dell’Abruzzo, ma Priolo e Catania.

Che significa? Per capirlo basta guardare una qualsiasi mappa delle zone sismiche italiane. Il colore viola indica l’area etnea con la sua propaggine di Priolo. Non c’è niente di peggio. Il punto è: che cosa si fa per evitare che un’altra tragedia si compia e ci si ritrovi a discutere sulla prevedibilità di un sisma di magnitudo distruttiva?

La risposta non è affidata agli scienziati e allo sviluppo dei calcoli di prevedibilità, al sapere con maggiore precisione ciò che sta per avvenire – il quando e il dove – ma alla politica, alle istituzioni, ai governi locali, provinciali, regionali e nazionali. Calvi non ha dubbi: bisogna mettere in sicurezza gli edifici, controllarne la solidità ed intervenire per tempo. Fare, insomma, ciò che non è stato fatto in Abruzzo. L’Aquila, infatti, ha fatto conoscere al mondo quanto modesta sia stata l’attenzione alla prevenzione. Leggi antisismiche non rispettate, interventi legislativi indulgenti, risorse inadeguate ed un tirare a campare colpevole.

E’ l’altra faccia della medaglia: soccorsi adeguati, prevenzione inesistente o quasi. La Prefettura, la Questura e l’Ospedale più importante della città sono crollati o resi pericolosi, quindi inagibili, dai movimenti tellurici, cancellando i palazzi che avrebbero dovuto, e potuto, coordinare i soccorsi e i primi interventi urgenti.

Che cosa sarebbe successo alla Prefettura di Catania? La risposta non la possiamo dare, perché potremmo dovere rispondere di procurato allarme. Lasciamo alla coscienza di coloro che sanno, la risposta.

La Sicilia, dunque, è in prima linea. I governi nazionale e regionale hanno il dovere di assumersi la responsabilità di interventi urgenti e decisivi: mettere in sicurezza gli edifici pubblici, anzitutto, concedere incentivi, aiuti ai privati che “devono” mettere in sicurezza le loro civili abitazioni. Comportarsi da paese civile, insomma.

L’occasione può essere fornita proprio dal piano casa che non può trascurare l’aspetto sicurezza. Ampliare la cubatura senza aumentare la sicurezza degli edifici nelle aree sismiche sarebbe davvero delittuoso.

La Sicilia ha competenza esclusiva nel settore urbanistico. La Regione deve quindi assumere un ruolo centrale nel piano d’intervento, E deve essere aiutata da Roma. L’emergrenza non deve scattare quando la tragedia si è compiuta, deve partire per tempo per salvare vite umane e i tesori architettonici di un territorio. Il sisma cancella vite umane e la storia, la cultura di un popolo. Niente, quindi, merita più attenzione di un’opera di prevenzione.

Può essere di qualche utilità raccontarvi ciò che ha detto Carmela, 23 anni scampata alla strage della casa dello studente dell’Aquila. “D’accordo, potrebbe non essere possibile prevedere ciò che è avvenuto”, ha affermato Carmela, “Ma da gennaio avevamo avvertito sia le scosse sia le crepe che le scosse avevano provocato. Ho parlato con il responsabile della casa dello studente, chiedendogli se l’edificio era a norma. Mi è stato detto che l’Aquila trema ma non crolla. Non gli ho creduto, ho avutro paura, sono scappata lunedi, ho suggerito a quelle del mio piano di fare le valigie…Mi sono salvata grazie alla mia paura e alla mia prevenzione…

“Mi chiedo perché la casa dello studente, costruita pochi anni fa, è crollata e la casa dei Gesuiti, realizzata 400 anni or sono, è rimasta in piedi, indenne”.

Se i giornalisti dessero più spazio a storie come quella della studentessa sopravvissuta, avremmo un quadro meno edificante del nostro Paese, ma più veritiero e soprattutto, più sensibile all’emergenza siciliana.
Priolo e Catania, dunque ......

SE DOVESSE ACCADERE CHI SARA' IL COLPEVOLE?

Dobbiamo morire, sì; ma non essere assassinati dalle istituzioni !

C’era una volta …..MARINA DI MELILLI.
Non è l’inizio di una favola, ma una delle pagine più oscure e vergognose della storia italiana.

Io sono un cittadino di Augusta, quarantamila abitanti, una città tra Catania e Siracusa, dove c’era anche MARINA DI MELILLI.
Il nome di Augusta, di solito, ormai, si trova unito a PRIOLO e MELILLI, con le quali condivide un destino amaro: l’olocausto industriale.
Forse, un giorno, questa tragedia entrerà a pieno titolo nei libri di storia come Bhopal, Chernobyl, Minamata, Seveso, Hiroshima, Auschwitz.
Sono poche, credo, in Italia, le città che come Augusta, che si trovano esposte a ben tre rischi: sismico, chimico-industriale e militare.
Ma di questa città e del suo triste destino si preferisce non parlare.
Ma quando se n’è parlato se n’è parlato quasi sempre perché era successo qualcosa di grave.
Non è di tutti questa sorta di “guiness dei primati”:
su 40 kmq di territorio sono stati concentrati 12 industrie ad alto rischio (tre centrali termoelettriche, una fabbrica di cloro a celle di mercurio, quattro raffinerie, un cementificio, un inceneritore, una fabbrica di magnesio, un depuratore, ed altro).
Un territorio con viabilità fatiscente ed insufficiente, disseminato di discariche – non se ne conoscerà mai il numero esatto - ; un territorio più volte interessato da eventi sismici rilevanti;
un territorio su cui insistono basi militari italiane (Marina Militare), NATO ed USA;
un territorio con una grave emergenza igienico-sanitaria in atto (accertato tasso di mortalità per cancro superiore al 30%; 1000 bambini nati malformati negli ultimi dieci anni; patologie legate al degrado ambientale del territorio; mare non balneabile dove è stato scaricato perfino mercurio in enormi quantità…..
Su un territorio dichiarato dal Ministero dell’Ambiente nel 1990 ad alto rischio di crisi ambientale, e recentemente definito dal prof. Corrado Clini, assimilandolo a Porto Marghera, area in piena crisi ambientale, come se tutto ciò non bastasse, per decisione dell’attuale classe politica dirigente della regione Sicilia, una centrale termoelettrica sarà, in parte, riconvertita a carbone ed in parte trasformata a “termovalorizzatore” per il trattamento di 500.000-650.000 tonnellate annue di rifiuti urbani indifferenziati provenienti dalle province di Enna, Catania, Siracusa e Ragusa.
Rimane irrisolto un altro problema: dove saranno smaltite le altre 173.000 tonnellate/anno di rifiuti tossici e nocivi della zona industriale di Augusta-Priolo?
Non c’è da preoccuparsi: detti rifiuti è stato decretato che verranno smaltiti nella progettata piattaforma polifunzionale che, guarda caso, sarà costruita anch’essa ad Augusta.
All’inquinamento attuale, che si protrae da oltre cinquanta anni, si aggiungerà anche quest’altro voluto dal presidente della regione Cuffaro.
Se mettessimo insieme il numero dei morti e dei feriti degli incidenti industriali, degli infortuni sul lavoro, e se unissimo ad essi il numero di morti per tumori ed il numero dei bambini malformati …. potremmo parlare, senza alcuna retorica, di strage: ma di UNA STRAGE DI STATO.
Forse un giorno, verranno le telecamere a documentare l’ennesimo disastro, ad innescare polemiche, dibattiti e passerelle…..
Ma non sarebbe opportuno che le telecamere venissero ora onde evitare che il disastro avvenga?
Non mi piacerebbe leggere su qualche libro il seguito della storia:
C’erano una volta …….. AUGUSTA, PRIOLO E MARINA DI MELILLI.
Distinti saluti.
Prisutto Palmiro